Il buio tra i due bracieri: perché la narrazione sportiva è ancora a metà? 🔦
Si è spenta la fiamma olimpica. Abbiamo visto caroselli di immagini, sentito discorsi sull’orgoglio nazionale e letto fiumi di parole sullo “spettacolo indimenticabile”.
Poi, improvvisamente, il silenzio.
Nessun “ci vediamo tra poco”, nessun countdown nei TG, quasi nessun richiamo a quello che succederà tra pochissimi giorni. Come se, spento un braciere, si esaurisse anche l’attenzione del mondo.

Il peso del silenzio
Le Paralimpiadi non sono un “evento minore”. Sono:
- Atleti d’élite che hanno dedicato la vita alla performance.
- Record mondiali destinati a essere infranti.
- Un evento con un impatto economico, di pubblico e di sponsor globale.
Eppure, la narrazione continua a viaggiare su binari separati. Finché esisterà questo distacco comunicativo, l’inclusione resterà sempre un “capitolo a parte”, un contenuto extra da consultare se avanza tempo, anziché il naturale proseguimento di una festa dello sport universale.
Oltre la retorica
Non è solo una questione di date o di organizzazione. È una questione di continuità culturale. Un passaggio di testimone verbale sarebbe bastato per mantenere viva l’attenzione, per dire al pubblico: “Non andate via, il meglio deve ancora venire”.
Il racconto dello sport deve essere uno solo. Perché il sudore, la fatica e il talento non hanno categorie di serie A o di serie B.
Ci vediamo il 6 marzo.
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